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Il borgo più bello d’Italia? È in Emilia Romagna!

Viuzze acciottolate, stradine che si inerpicano, corti nascoste, giardini vescovili, antichi palazzi nobiliari ed edifici in mattoni rossi che si accendono al sole: il Medioevo che rivive in ogni angolo, e una storia, soprattutto religiosa, che lo fa risplendere. Bobbio è un borgo di appena 3.500 anime ai piedi del Monte Penice e affacciato sul fiume Trebbia, incastonato nell’omonima valle, nella zona appenninica della provincia di Piacenza.

Emiliano doc, ma fortemente plasmato dai vicini Piemonte e Liguria, è un luogo così magico da essersi guadagnato il titolo di Borgo dei Borghi 2019, dal talent su Rai Tre dedicato ai piccoli centri più suggestivi del Belpaese.

Il Ponte Gobbo, o Diavolo

Arrivare a Bobbio è un’esperienza straordinaria: già in lontananza si inizia a scorgere l’incredibile Ponte Vecchio, chiamato anche Gobbo per via del suo profilo irregolare. Di età romanica, è lungo 280 metri e presenta ben undici arcate tutte disuguali tra loro. Qui, tutti lo conoscono con un terzo nome ancora, il Ponte Diavolo. Il nome nasce da una poesia dialettale, Al Diavul al fa al Pont Gobb ad Bobbi del 1907, che riprende un’antica leggenda: il Diavolo avrebbe costruito il ponte gobbo per fargli un dispetto, nella speranza di allontanare gli abitanti dal celebre monastero al di là del fiume.

San Colombano e il suo celebre Monastero

L’anima religiosa di Bobbio si respira in ogni dove, ma soprattutto nel maestoso Monastero di San Colombano, che prende il nome dal celebre monaco missionario irlandese che lo fondò nel 614, e vi morì l’anno successivo. Secondo la leggenda, Colombano avrebbe sollevato i tronchi che ostruivano il cammino per il trasporto dei materiali come fossero fuscelli, facendo da solo il lavoro di trenta uomini.

Tutto il complesso è formato dalla basilica, dal chiostro, dai giardini, dalle celle e dallo scriptorium. Oggi l’abbazia è sede del Museo della Città. Un complesso monumentale in cui svetta la facciata della basilica, affiancata dall’elegante porticato dell’abbazia. Celebre è la biblioteca, una delle più prestigiose di tutta la cristianità, in cui ancora oggi sono conservati alcuni dei manoscritti latini più antichi e pregiati della storia.

Il Duomo e gli altri edifici religiosi

A Bobbio meritano una visita il Duomo, perfetto esempio di architettura emiliana del ‘400, con bellissimi affreschi riscoperti da poco. Il Palazzo Trecentesco, caratterizzato da un portico con archi gotici che ospita una antica bottega e presenta ancora un raro esempio di vetrina medievale. Il Santuario della Madonna dell’Aiuto e il Monastero di San Francesco, conservatosi nello stile francescano rustico del XIII secolo, con chiostro del XV secolo.

Il Castello Malaspina e la leggenda del “pozzo dei coltelli”

Da non perdere anche il trecentesco Castello Malaspina Dal Verme, opera del primo “signore” della città, Corradino Malaspina. Nel periodo delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, fu presidio dei Guelfi che qui facevano rifugiare i nobili in fuga da Piacenza, allora ghibellina. Ancora ai primi dell’800 il castello era dotato di ponti levatoi. Oggi, si può salire sulla torre da cui ammirare una vista mozzafiato sulla Val Trebbia.

Secondo alcune leggende, nei sotterranei del castello sarebbe stato costruito il “pozzo dei coltelli”, oggi però completamente riempito Si narra che il condotto del pozzo fosse rivestito da numerosissime lame affilate e sporgenti. Uno spazio così terribile da indurre gli sventurati che venivano gettati nel pozzo a preferire una rapida morte dilaniati dalle lame piuttosto che una lenta agonia imprigionati nella segreta. E come ogni castello che si rispetti, non mancano gli avvistamenti di presunti fantasmi. In molti sostengono di averli visti camminare lungo la cinta muraria: forse, proprio le anime in pena dei condanni al supplizio del pozzo dei coltelli.

Bobbio, fulcro del monachesimo occidentale

Tra i più influenti centri del monachesimo occidentale, Bobbio è lo scrigno vivente di una storia e di una cultura millenarie. Non a caso la Val Trebbia che lo abbraccia fu definita da Hemingway la vallata più bella del mondo. Un meraviglioso fiume balneabile, una natura selvaggia che investe i monti e ovunque potenti richiami storico-artistici.

Bobbio stupisce in ogni stagione: in autunno si tinge di tutte le sfumature del marrone, del giallo e del rosso incantando con panorami davvero mozzafiato. In inverno è spesso imbiancata dalla neve, il che la rende ancora più magica e suggestiva. In primavera ed estate la natura generosa dell’Appennino regala rinfrescanti parentesi lontane dalla calura della Pianura Padana. In estate le spiaggette che ci formano lungo il fiume diventano meta gettonatissima per prendere il sole.

Le specialità in tavola

Bobbio è Emilia, ma anche un po’ Piemonte e Liguria: l’aria di mare arriva a lambire le colline, che però mantengono ancora viva la produzione, tipicamente piemontese, di Nebbiolo e Dolcetto. Anche i piatti tipici derivano da una fusione con quelli della vicina Liguria. Oltre ad assaggiare i pisarei e faśö e gli anolini in brodo, nel borgo più bello d’Italia è possibile scoprire specialità come le lumache in umido, i funghi, i tartufi e i maccheroni bobbiesi, realizzati – pensate un po’ – con l’utilizzo di ferri da calza e cucinati con sugo di stracotto. Senza dimenticare le tipiche ciambelline salate in vendita nelle panetterie del borgo.

Sci, terme e… cinema

Bobbio è famosa anche per gli impianti sciistici di Monte Penice e Ceci Le Vallette, e per gli antichi stabilimenti termali. Le più famose sono le Terme di Sant’Ambrogio a Piancasale, utilizzate già dai monaci di San Colombano per produrre il sale, le Terme di San Martino e quelle di Rio Foino, libere e gratuite. Infine, Bobbio è diventato anche un piccolo centro dedicato al cinema, grazie al Bobbio Film Festival e al Laboratorio Farecinema, entrambi curati dal celebre regista Marco Bellocchio, che qui è nato.

Miriam Carraretto

 

 

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