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Speakeasy bar: i più esclusivi locali nascosti dell’Emilia Romagna

Tutto ebbe inizio nel 1888 in Pennsylvania, quando una nuova legge aumentò la tassa statale per le licenze dei saloon da 50 a 500 dollari. Fu il primo passo verso l’era del Proibizionismo americano. I bar abbassarono le serrande uno dopo l’altro, ma moltissimi continuarono a lavorare illegalmente, nei sottoscala, in sotterranei angusti, in soffitte scomode e sudicie, nei retrobottega dei ristoranti e persino dei barbieri, nascosti da passaggi segreti o con entrate e uscite separate. La produzione e la vendita di alcolici fu dichiarata illegale in tutti gli stati dell’Unione.

Kate Hester, proprietaria di un saloon vicino a Pittsburgh, decise di non sottostare alla nuova legge e, per evitare che il suo locale potesse attirare l’attenzione delle autorità, quando i clienti erano troppo chiassosi li zittiva sussurrando: “Speak easy, boys!” (“Parlate piano, ragazzi!”). Da qui il nome dato a questi locali clandestini e polverosi, che iniziarono a diffondersi in tutto il Paese. Prima del Proibizionismo New York contava circa 15mila bar legali, qualche anno dopo gli speakeasy arrivarono ad essere oltre 32mila.

Ci andavano tutti: poveracci che non avevano un soldo, bancari in doppio petto, dandy danarosi in cerca di adrenalina, artisti e star di Hollywood. Fu il tempo di Al Capone, Lucky Luciano, Dutch Schultz e tanti altri gangster in giacca e cravatta (rigorosamente di seta) che fecero fortuna proprio fornendo illegalmente liquori e birra agli speakeasy di tutta America. Quando il 5 dicembre 1933 il presidente Roosevelt abrogò la norma pronunciando la celebre frase “Ora è il momento di farsi una birra”, il Protezionismo diventò mito.

Al di là della narrazione storica, e pittoresca, gli speakeasy, ormai legalissimi, hanno iniziato a spuntare in diversi angoli delle più grandi città del mondo. Sarà la passione per il mixology alcolico, il fascino del nascosto, la ricerca del particolare, sta di fatto che gli appassionati di cocktail amano ritrovarsi in questi locali oggi molto sofisticati: arredi vintage curati nei mini particolari, poltrone in pelle, tavoli in legno, luce soffusa, ambiente decisamente intimo, ottima musica (quasi sempre jazz), una selezione raffinatissima di alcolici e, dietro ai lunghissimi banconi, esperti barman che stupiscono con le loro creazioni.

Da New York a Parigi, da Roma a Buenos Aires, gli speakeasy stanno vivendo un periodo d’oro. Abbiamo fatto un giro tra i più esclusivi dell’Emilia Romagna, eccoli…

J Roger (Parma)


Come tutti gli speakeasy che si rispettino, l’ingresso del J Roger di Parma è a chiamata, da una piccola porta semi nascosta. Il personale fa accomodare solo se ci sono posti liberi a sedere. Il locale è arredato con tavoli e poltrone di diversi stili, con musica in sottofondo jazz e blues (il volume basso rende piacevolissima la conversazione).

Le buone maniere da rispettare sono riportate in un vero e proprio regolamento cartaceo: assolutamente vietato uscire dal locale con i bicchieri; per aver accesso al locale occorre sedersi: finiti i posti a sedere, il locale si considera al completo; non si fa nulla che non sia sul menù, l’educazione è parte fondamentale, chi non si comporta in modo adeguato verrà allontanato immediatamente; all’esterno tenere il tono di voce basso.

La lista dei cocktail è molto particolare e ricercata, la qualità elevatissima. Tre menù creati esclusivamente con alcolici dei mitici anni ’20 e una vastissima scelta di distillati. Il genio e la passione di Luca vi lasceranno a bocca aperta: nei suoi cocktail ci infila meravigliose note aromatiche, tra cui timo, rabarbaro, chiodi di garofano, sulla base dei più classici distillati. Orsetti gommosi e marshmallow come accompagnamento!

Le Vie dei Briganti (Bologna)


Uno speakeasy con vista sul canale. L’immersione nei mitici anni del Protezionismo è totalizzante. Conficcato in un vero e proprio sotterraneo, Le Vie dei Briganti a Bologna è un secret club a cui si accede tramite una porta nascosta.

Anche qui cocktail divini e musica live ogni settimana. Il piano terra, invece, ospita una cucina aperta tutto il giorno che sforna piatti della tradizione bolognese e calabro-lucana in un ambiente decisamente più moderno.

Ah, piccola nota eco-friendly: il locale è 100% plastic free, le cannucce sono in bambù e materiale compostabile. Chi ha una borraccia la può persino ricaricare…

Cotton Club (Modena)

Il Cotton Club di Modena nasce nel febbraio 2015 come circolo Arci e tutt’ora serve la tessera per entrarci. Anche qui, un campanello per entrare. Un locale davvero suggestivo: i colori caldi del legno, la luce soffusa delle candele, il divano in pelle, gli ottimi cocktail rendono l’atmosfera ricercata e unica. I tavoli sono piccoli, massimo per 6 persone, quindi il consiglio è di non andarci in troppi.

La particolarità sono i concerti live che ogni settimana è possibile ascoltare sorseggiando degli ottimi drink. In altre serate organizzano letture a tema, accompagnate da taglieri di salumi e formaggi. Non solo: come benvenuto offrono dei bicchieri di acqua al cetriolo. Consigliamo di prenotare perché, nonostante la voglia di segretezza, è famosissimo.

Circolo Margot (o Mario) (Bologna)

Mario Colombelli a Bologna è ormai un’istituzione. Il Circolo Margot (o Mario, appunto) è uno speakeasy famosissimo: piccolo ma dall’atmosfera inconfondibile, è Mario qui che detta legge. Potreste persino vederlo indossare una t-shirt che recita: “Come dovrebbe essere l’oste perfetto”, con tanto di freccia che punta al suo viso.

Tavoli in legno come di consueto, alcol di grandissima qualità, ma anche dell’ottimo vino – soprattutto DOP emiliano – che Mario saprà consigliarvi al meglio. Eccellenti anche gli affettati di accompagnamento e la cucina casalinga con piatti tipici emiliani e genovesi, come le mitiche lasagne fatte in casa.

Sì, perché Mario, che conobbe di persona anche il grande Fabrizio De Andrè, a cui spesso dedica serate musicali, è un accanito tifoso rossoblù. Ecco allora che al Margot si possono anche vedere le partite del Bologna e del Genoa.

Tante anche le serate a tema che Mario organizza: tornei di scacchi, di carte (briscola per lo più) e l’assaggio di prodotti tipici del territorio, dai liquori ai formaggi alle lasagne di cui sopra.

Emporio 1920 (Bologna)


Tra i migliori cocktail bar di Bologna, qui regnano sovrani l’anima swing e l’arredamento retrò, ma con uno sguardo al futuro. All’Emporio 1920 i cocktail non sono solo squisiti, ma anche spettacolari: 300 etichette che danno libero sfogo alla creatività dei barman che vedrete esibirsi dietro al bancone.

La drink list varia ogni tre mesi al variare delle stagioni, si esplorano nuovi ingredienti e tecniche sperimentali, che arrivano anche a rivisitare completamente i sapori della tradizione.
La view di Emporio 1920 è nella sua stessa frase: “Chi beve qui, si trova indietro nel tempo ma avanti con la mente”.

Miriam Carraretto

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