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La Redazione
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LAMBRUSCO, SANGIOVESE, SPERGOLA E ALBANA. LA VIA EMILIA DEL VINO

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Se capitate in Emilia Romagna in primavera non potete fare a meno di notare gli innumerevoli frutteti che dipingono distese di pianure immerse in un contesto che profuma di freschezza. Questa è terra di gente ospitale dallo spirito vitale che trasforma il lavoro quotidiano in una conquista di percezioni che defluiscono in un’unica immagine tutta Made in Italy.

56 mila ettari raccolti in una tradizione millenaria, durante il dominio dei Romani questi terreni fertili si sviluppano dai colli Piacentini fino al confine con le Marche ripercorrendo la celebre Via Emilia; di origine alluvionale, ricchi di argilla e di Limovedono nascere vitigni rigogliosi dalla buona capacità produttiva, abili nel dare alla luce vini tra i più esportati al mondo. Primo tra tutti il Lambrusco.

Lambrusco: il vivace e conviviale vino esportato in tutto il mondo
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Effervescente dal colore rosso rubino intenso e dal profumo fragrante la famiglia dei Lambruschi racchiude varietà distinte come il Lambrusco Salamino nelle zone del Modenese con note di fragoline di bosco, mirtilli, lamponi e more che si contraddistingue dal Lambrusco Grasparossa sempre nel Modenese con fragranze di ribes nero, amarene e viole ed il Lambrusco di Sorbara che troviamo in pianura più delicato, leggero dai sentori di violetta.

Ampio successo negli Stati Uniti tanto da rinominarlo la “Coca Cola italiana”, indicato per una serata con gli amici che condividono piatti tipici della cucina emiliana dal Prosciutto di Parma al Parmigiano Reggiano ma anche tanto versatile da vederlo abbinato ad un piatto di lasagne fino al carrello degli arrosti e dei bolliti.

E se siete in anticipo per la cena potrete sempre sorseggiarlo in un aperitivo come protagonista di un cocktail che farà la differenza.

Sangiovese: il primo vino DOC dell’Emilia Romagna
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Avviciniamoci a Bologna e più precisamente alle sue colline dove incrociamo “Sanguis Jovis”, il sangue di Giove meglio conosciuto come il Sangiovese di Romagna. Conteso da sempre con i toscani rimane il sovrano indiscusso del secondo rosso più coltivato nel centro Italia, dalla forte componente tannica si presta sia all’invecchiamento che come vino di facile beva.

Rosso rubino scivola vivace nel calice regalando profili violacei mentre rivela sentori di more, amarene, prugne e frutta secca dal retrogusto amarognolo, aggiudicandosi il primo DOC (Denominazione d’origine controllata) della regione.

Più vivace ad Imola e Faenza, più delicato a Forlì e Cesena fino ad un armonico ed elegante arrivo a Rimini, perfetto per le pappardelle al ragù di cinghiale, stracotto e brasato o nelle vie del centro davanti ad una piadina locale farcita da squacquerone e mortadella.

Spergola: la nuova scommessa delle bollicine
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Nonostante i vitigni di bacca nera abbiano la meglio sulla superficie vitata non può nemmeno mancare all’appello la purezza di un bianco.

Smarrito tra le tracce del Sauvignon la Spergola di Scandiano riemerge con il suo giallo paglierino dai riflessi verdognoli ed i profumi floreali sulla scia di mela verde ed erbe aromatiche.

La sua uva viene detta “Alata” per via dei suoi grandi grappoli accompagnati da quelli più piccoli che formano un’ala librandosi dopo la pigiatura in un’armonica struttura dando corpo ad un vino frizzante o uno spumante che riscuote la sua fusione vincente con piatti a base di pesce o secondi di carne bianca e perché no… del gnocco fritto.

Coinvolgente con bollicine fini e persistenti si trova sempre l’occasione giusta per stapparne una bottiglia ma se proprio il lungo pasto giunge al termine ed all’improvviso ci presentano i tradizionali biscotti secchi possiamo sempre pensare ad un Romagna Albana DOCG.

Romagna Albana DOCG: il perfetto fine pasto
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Grappoli dal tocco passito, secco o dolce poco importa quando si ha la certezza che dopo l’essicamento abbiamo uno dei migliori passiti a livello nazionale dalla fragranza unica di miele, pesca ed albicocche con finale speziato.

Insomma che siano cabaret di pasticceria secca o formaggi non dimenticate di degustarlo con la tradizionale ciambella romagnola (brazadèla) senza buco che del casalingo ha conservato il sapore buono e genuino.

Ospiti di passaggio o in sosta per qualche giorno, lasciatevi coinvolgere da un’esperienza intensa dal colore cristallino come il frutto complesso del lavoro di queste terre che sa fermentare sentori di piacere persistenti nel tempo. Terre di un’Emiliacontraddistinta dall’etichetta “Riserva”.

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