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L’Emilia Romagna set di grandi film

Miriam Carraretto

“Non ve lo ripeto più: la vita non è perfetta! Le vite nei film sono perfette… belle o brutte, ma perfette. Nelle vite dei film non ci sono tempi morti, mai! E voi ne sapete qualcosa di tempi morti?”.

Ve la ricordate questa battuta? La pronuncia Bonanza all’inizio di un film che ha fatto parecchio parlare di sé. È Radiofreccia, l’esordio alla regia di Luciano Ligabue, ambientato e girato proprio nella nostra bellissima Emilia Romagna.

La nostra Regione è da sempre set di pellicole che hanno segnato la storia del cinema. E allora, fate un giro con noi per scoprire queste meravigliose location…

 

Radiofreccia: Correggio e Rio Saliceto

Correggio è il paese natio di Ligabue e anche il set a cielo aperto che il cantante ha scelto per il suo primo film, Radiofreccia. Uscito nel 1998, è la storia di Bruno, storico fondatore e deejay della mitica radio libera Radiofreccia, costretto a chiudere l’emittente dopo ben diciotto anni. Siamo negli anni ’70. In una notte di giugno Bruno intraprende un viaggio attraverso i ricordi della sua infanzia e della sua adolescenza, raccontando la rivoluzione di un’intera generazione, spaccato di un’Italia scontrosa e ribelle. Con in sottofondo una colonna sonora da incorniciare.

Tre David di Donatello, due Nastri d’argento e quattro Ciak d’oro, un po’ Trainspotting della Bassa come qualcuno l’ha definita, un po’ espressione dell’anima inquieta di provincia, con Stefano Accorsi protagonista e Guccini nella parte del barista, è un viaggio anche visivo in quei luoghi del cuore.

Nelle scene del film si riconoscono Gualtieri, il ponte ferroviario sul torrente Crostolo, fra Guastalla e Gualtieri, piazza Martiri di Carpi, il ponte di barche di Torre d’Oglio e la fornace a Boccadiganda nel Mantovano. Ma soprattutto, Correggio.

 

Correggio

Cittadina di origine medievale, ex dominazione longobarda, oggi Correggio è uno dei comuni più estesi e popolati della provincia. La leggenda dice che il nome derivi dal capostipite dei Da Correggio, che durante una battaglia, ferito gravemente vicino alla “corrigia” (la cintura), fu salvato grazie all’intervento della Madonna.

Il centro storico di Correggio è un piccolo scrigno colorato e autentico, fatto di portici e viuzze acciottolate che si incastrano tra le case rosse e gialle. Corso Mazzini con i suoi negozi e caffè è l’arteria principale che conserva ancora l’antico acciottolato con doppie corsie in granito, un tempo utili al transito dei carri. I portici ai lati sono lastricati in marmo di Verona.

Uno dei principali monumenti di Correggio è Palazzo Principi, iniziato nel 1507 sotto Francesca di Brandeburgo. Nelle sale con soffitti a cassettoni troviamo la Biblioteca Civica, gli archivi correggesi e il museo civico “Il Correggio”, che ospita, tra gli altri, la celebre “Testa di Cristo” del Mantegna. Di fianco al Palazzo lasciatevi ammagliare dal teatro neoclassico intitolato al musicista correggese Beato Asioli, e poi, poco più in là, dalla Basilica di San Quirino del ‘500 con il suo caratteristico campanile, un tempo torre della rocca trecentesca, unico baluardo superstite dell’antico castello di Correggio.

Vi segnaliamo anche l’Istituto Bellelli, palazzo ottocentesco sulla cui facciata spiccano, sotto il portico, archi ad ogiva con frammenti di decorazioni a tempera del ‘400, la Casa del Correggio, riedificata nel 1755 nella stessa area in cui sorgeva precedentemente la vera casa di Antonio Allegri, e il Torrione, meraviglioso edificio in stile Liberty, oggi notevole esempio di archeologia industriale.

Se avete ancora tempo, buttate un occhio in piazza Padella, così denominata dalla fantasia popolare dove la via lunga sarebbe il manico e la piazzetta il recipiente, e al cimitero ebraico, oggetto di un’importante opera di recupero. Infine, tornate bambini con un giro alle Coriandoline, le case amiche dei bambini e delle bambine: un quartiere progettato a partire dai desideri dei bambini, che l’hanno voluto magico, trasparente, morbido e giocoso, con la magia delle straordinarie figure di Emanuele Luzzati.

 

Rio Saliceto

In Radiofreccia distinguiamo anche Rio Saliceto, terra “rossa”, patria delle primissime Società Operaie di Mutuo Soccorso, come L’Enologica, la Birocciai e la Miglioramento tra i lavoratori della terra. Importantissima protagonista della Resistenza nazifascista, con 29 caduti e dispersi in guerra, 7 deceduti nei campi di sterminio nazisti e 21 partigiani caduti per la libertà.

Made in Italy: Scandiano, San Martino in Rio, Taneto di Gattatico, Novellara

Proseguiamo il nostro viaggio lungo i set cinematografici emiliani ancora con Ligabue. In Made in Italy, la sua terza regia del 2018, con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak, racconta di Riko, che definisce un suo alter ego (“Una delle vite che avrei potuto fare io se non fossi diventato un cantante”). 50 anni, è nato e cresciuto in una cittadina emiliana, operaio nel salumificio dove lavorava suo padre, sposato da tantissimo con Sara, parrucchiera. Genuino, onesto, in perenne crisi economica, arrabbiato con il suo tempo, beffardo e spietato, ma con una grande voglia di riscatto.

 

Scandiano

Il film, oltre a Correggio, è stato girato anche a Scandiano, altro piccolo gioiello dell’Emilia-Romagna. Meraviglioso paesino tra il margine della collina reggiana e l’alta pianura, sulla riva destra del torrente Tresinaro, sale su fino al Monte Evangelo.

Una storia davvero ricca quella di Scandiano, che in qualche modo ruota attorno al suo castello: in una stanza del primo piano dell’edificio nacque il poeta Matteo Maria Boiardo; nei sotterranei era solito compiere i suoi esperimenti il grande Lazzaro Spallanzani. Non solo: nel castello alloggiarono Francesco Petrarca, il riformatore Giovanni Calvino e persino Papa Paolo III. Ci passò pure Napoleone: dopo le prime vittorie nella sua Campagna d’Italia, la comunità scandianese si ribellò al governo ducale e aderì alla neonata Repubblica Reggiana.

A Scandiano dovete assolutamente andare a visitare la Rocca dei Boiardo, risalente al XII secolo. La prima pietra del paese e, per otto secoli, il simbolo del potere politico. 5mila metri quadri dove convivono strutture architettoniche medievali, come la torre pusterla dell’ingresso nord e archetti pensili del cortile, rinascimentali, come il portico del cortile, e barocche, come lo scalone, le bifore, le architravate del cortile e le decorazioni a stucco dell’appartamento estense.

Bellissima anche la Torre dell’Orologio, torre civica quattrocentesca che qui tutti chiamano “Campanone”: in origine era la porta di ingresso dell’antico borgo. Già dal 1548 fu collocato all’interno dell’edificio un orologio. La campana che scandisce le ore fu benedetta nel 1543 da papa Paolo III.

Infine, a Scandiano trovate la casa natale di Lazzaro Spallanzani, oggi adibita ad uffici comunali e sede del Centro Studi Matteo Maria Boiardo: un inno al Barocco, tra balaustre, decori floreali, busti, vasi e cornici.

 

San Martino in Rio

Noterete alcune riprese di Made in Italy anche di San Martino di Rio. Carlo Magno donò queste terre alla Chiesa di Reggio Emilia, che a sua volta, tramite il vescovo Niccolò Maltraversi, le cedette a Bonifacio di Canossa. Fu proprio qui che nel 1115 la contessa Matilde di Canossa, figlia di Bonifacio, infeudò il territorio alla famiglia reggiana franca dei Roberti.

Il paese ospitava un castello, che venne distrutto nel 1157 dall’imperatore Federico Barbarossa e i Roberti lo ricostruirono circondandolo con un fossato sempre pieno di acqua, ponte levatoio e fortificandolo con mura e due torri. Nel 1353 i Gonzaga lo assediarono e distrussero, e poi, con l’aiuto dei Visconti, venne nuovamente ricostruito.

Ligabue ama particolarmente questo luogo, tanto che è proprio qui che si trova il celebre Bar Mario cantato dal Liga. Oggi, potete visitare la bellissima Rocca Estense e la Torre Civica.

 

Taneto di Gattatico

Sullo sfondo della storia di Riko scorgiamo anche Taneto di Gattatico: classica campagna reggiana, con infinite distese di campi, a due passi dalla via Emilia e dal torrente Enza che divide la provincia di Reggio Emilia da quella di Parma.

Una storia incredibile: ne parlano già Plinio il Vecchio, Polibio e Livio, che la ricordano per la prima volta nel 218 a.C., all’interno delle operazioni militari connesse con le fasi di fondazione delle colonie latine di Placentia e Cremona.

 

Novellara

E poi Novellara, nella vera Bassa Reggiana, paese che ha dato i natali anche ai Nomadi. La sua imponente torre del campanone funge da ingresso alla Rocca eretta dai Gonzaga nel XIV secolo. Simbolo di Novellara è l’Acetaia comunale, situata proprio nella storica Rocca dei Gonzaga, dove potete degustare il celebre aceto balsamico di Reggio Emilia, conservato in botti di legno. Abbinato all’immancabile Parmigiano Reggiano.

 

Bar Sport: Sant’Agata Bolognese

Lasciando il Liga, nella nostra carrellata di set cinematografici emiliani vi vogliamo citare quello di Bar Sport del regista bolognese Massimo Martelli, girato nel centro di Sant’Agata Bolognese. Tratto dall’inconfondibile penna di Stefano Benni. Ci sono Eros, il “tennico” (Claudio Bisio), Onassis, il barista (Giuseppe Battiston), il playboy (Teo Teocoli), le vecchiette (Angela Finocchiaro e Lunetta Savino) e tanti altri. Siamo negli anni ’70 e le storie sono quelle di provincia raccolte dal Bar Sport. Semplici, vere.

Sant’Agata Bolognese, conosciuta in tutto il mondo per la Lamborghini, con annesso Museo inserito nel circuito Terra di Motori, vi incanterà: qui una visita è d’obbligo alla chiesa parrocchiale, che ospita un dipinto di Sant’Agata attribuito a Guido Reni, e custodisce gli affreschi staccati dell’Oratorio dello Spirito Santo, capolavoro dell’arte del ‘500.

Nel V secolo i barbari di Attila venuti dal nord seminarono terrore e distrussero le città. Le popolazioni disperse dalle guerre costruirono diversi castelli, tra cui, nel 1020, quello di Sant’Agata. Bellissimo l’attuale centro storico, con la torre campanaria e le due porte fortificate: quella “di sotto” (Porta Otesia), con le carceri, con il ponte levatoio, le mura e la fossa di difesa, e quella “di sopra”.

 

Amarcord: Rimini

Infine, chiudiamo il nostro giro con la pietra miliare del cinema italiano: Amarcord di Federico Fellini del 1973, ambientato in una Rimini fedelmente ricostruita a Cinecittà. Il tempo è l’inizio della primavera del 1933 (si vede la partenza della Mille Miglia), il luogo una Rimini onirica, come se la ricordava Fellini in sogno. L’a m’arcord è proprio il “mi ricordo” di Fellini, il suo testamento più autobiografico.

La storia è la vita nell’antico borgo, tra feste paesane, adunate del “sabato fascista”, scuola: tutta la città e la sua modesta e quotidiana follia. Vediamo i signori, i negozianti, il suonatore cieco, la donna procace, il venditore ambulante, il matto, l’avvocato, il magico conte di Lovignano, i giovani.

Qualche chicca? Il ruolo della “Gradisca” era stato inizialmente affidato a Sandra Milo e, dopo il suo rifiuto, ad Edwige Fenech, ma poi Fellini ci ripensò perché considerava la Fenech “troppo magra”. Nella scena del lancio di palle di neve, invece, compare tra i bambini un futuro cantante, Eros Ramazzotti.

Rimini, il principale e più popoloso centro della Riviera romagnola, è la seconda città per numero di abitanti dopo Ravenna di tutta la Romagna. Con i suoi 15 chilometri di spiaggia sull’Adriatico è qui che nel 1843 venne inaugurato il primo stabilimento balneare d’Italia.

Oltre al mare, anzi prima, Rimini è storia. Terra dei Malatesta, che qui fecero arrivare, tra gli altri, i grandi Leon Battista Alberti e Piero della Francesca, e realizzare due tra le testimonianze più alte del Rinascimento italiano: il Tempio Malatestiano e Castel Sismondo del Brunelleschi.

Il patrimonio storico di architetture militari di Rimini riassume bene l’immagine e la struttura della città dall’antichità romana fino al ‘400. Le mura, con i suoi torrioni e le sue porte, e il castello costituirono per secoli un sistema difensivo fondamentale. Osservateli con attenzione e poi addentratevi nel centro storico, fate un giro tra le tantissimi e bellissime chiese, i conventi e i santuari.

Fermatevi ad ammirare l’Arco di Augusto, il più antico arco romano che possiamo osservare, e simbolo di Rimini, costruito nel 27 a.C. in onore dell’imperatore Augusto, e il Ponte di Tiberio, imponente costruzione a cinque arcate, costruito sotto Augusto a partire dal 14 d.C. e terminato nel 21 d.C. da Tiberio.

Godetevi la vista spettacolare dell’Anfiteatro romano, eretto nel corso del II secolo d.C. e utilizzato essenzialmente per gli spettacoli dei gladiatori. E poi pensate all’otium, che qui ha certamente trovato “casa”. Andate a visitare anche la Domus del chirurgo, abitazione romana del II secolo, in cui fu ritrovata una delle serie più complete di strumenti chirurgici di età romana, che potrete vedere al Museo della città di Rimini.

Proseguite per contemplare gli stupendi palazzi medievali dell’Arengo e del Podestà, in piazza Cavour, e il Tempio Malatestiano, monumentale mausoleo del signore di Rimini progettato da Leon Battista Alberti. E poi ancora, non perdetevi l’antica pescheria e il faro, edifici storici della marineria, risalenti alla metà del ‘700, e la splendida Fontana della Pigna, affiancata dal “fontanone” dei cavalli.

Non potete non finire il vostro giro davanti al mare, assaporando una delle mitiche piadine della Lella che qui hanno fatto la storia.

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