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La Bassa: quei km di terra lungo il Po tra personaggi intramontabili, cultura e misteri

La campagna nel cuore, tra nebbia e argilla

Casolari scrostati in mezzo a campagne infinite che hanno sfamato generazioni, qualche mulino ancora galleggiante sul fiume a testimoniare la pesca fortunata di un tempo, alberi disposti l’uno in fila all’altro come religiose immobili raccolte nel silenzio della preghiera. Apparentemente lontana da tutto, ma di fatto a solo mezzora dall’urbanizzazione, la Bassa emiliana è terra di confine che appartiene solo a se stessa. Provincia modenese, reggiana, parmense o ferrarese, poco importa: questa, per tutti, è la Bassa.

Terra di minuscole città feudali che racchiudono incantevoli castelli, patria delle suggestive nebbie padane ma anche di magnifici tramonti colorati, che davano ritmo al lavoro di estrazione della sabbia da quel fiume che, qui, è casa. È la Pianura Padana emiliana, quella spessa lingua di argilla che corre lungo le rive del Po, dove le acque ristagnano fino a creare paludi.

Terra di mani infilate nel fango, di rughe e sudore, di fervide suggestioni impreziosite dai racconti che scandivano le fredde sere attorno al camino. “Strade lunghe e dritte, case piccole pitturate di rosso, di giallo e blu oltremare, sperdute in mezzo ai filari di viti” scriveva lo straordinario Guareschi, precursore intelligentissimo del nostro tempo, pennellando con ironia il “mondo piccolo” del suo Don Camillo.

La tradizione dei campi e le eccellenze della cucina

Orgogliosa e sanguigna, sarcastica e inflessibile, la Bassa è terra di contadini ma anche di piccoli imprenditori, di gente che fa, uomini e donne che cadono e si rialzano più forti di prima. Luoghi rimasti aggrappati alla coltivazione dei campi e all’allevamento, che hanno dato vita a eccellenze inimitabili della cucina italiana.

Ci sono il Parmigiano Reggiano e la coppa piacentina; il culatello di Zibello, particolare proprio perché stagionato in mezzo a nebbia e umidità; la spalla di San Secondo Parmense, nella sua versione cruda e cotta, spesso accompagnata da torta fritta o polenta: si dice che Verdi, di casa da queste parti, ne fosse ghiottissimo.

Qui, oggi, si coglie ancora nitida quell’anima paesana malinconica e fiera, che ci regala sempre un vivere lento, da avvicinare piano, da perdersi anche un po’ dentro. Atmosfera rarefatta, a volte ipnotica, difficile da esplorare, ma generosa quando l’hai capita. Una geografia semplice: gli argini del fiume a disegnare rettangoli infiniti, la piazza, qualche strada senza pretese, la chiesa, il cimitero, l’osteria, il bar che, come tutti i bar di paese, scatta bellissime istantanee dell’incedere del tempo.

Guareschi, Verdi, Zavattini, Ligabue: memoria di un piccolo mondo

Ma la Bassa è, anche, la terra delle corti eleganti degli Estense e dei Gonzaga, delle meravigliose arie di Verdi, della genialità tormentata di Ligabue, delle pellicole neorealiste di Zavattini, capace di una sintesi unica tra realismo e invenzione. Nel 1952 realizzò un progetto di strada con il fotografo statunitense Paul Strand per raccontare proprio la vita quotidiana di un paese italiano come specchio dello spirito di un popolo: Un paese era la fotografia scolpita della sua Luzzara.

Questo paesaggio incarna un rapporto simbiotico tra persone e oggetti, tra cronaca e memoria. Guardare, da queste parti, è anche un rito. “Ho visto tante volte dei luzzaresi, che sembravano anime dure, arrivare al Po, sotto sera, in bicicletta, stare davanti all’acqua in silenzio cinque minuti, e poi tornarsene indietro, come fossero stati in chiesa”, scrisse lo stesso Zavattini.

Del “discepolo” Guareschi è possibile visitare la casa a Roncole di Busseto: dal 1964 ristorante disegnato e realizzato da lui stesso e poi gestito per trent’anni dai figli, oggi è sede del Club dei Ventitrè, gruppo di estimatori che prende il nome dai 23 lettori che era solito salutare nei risvolti di copertina dei suoi libri. I suoi personaggi, Don Camillo e Peppone, rivivono ancora a Brescello nel borgo diventato set a cielo aperto e nel museo a loro dedicato.

Itinerari fluviali, natura e città d’arte (ma anche buon cibo)

La Bassa è un universo da scoprire: è ambiente, paesaggi inconfondibili, arte e cultura. Escursioni sul Po (storico il porto turistico di Boretto, e poi Guastalla e Luzzara), itinerari fluviali tra storia, natura e tradizioni, trekking attraverso golene, stagni e boschi. Bellissime anche le piste ciclabili che imitano le anse sinuose del fiume.

Tra i percorsi meno noti ma assolutamente da visitare vi suggeriamo la stupenda Reggia di Colorno, la “Versailles della Bassa parmense”, Villa Verdi di Sant’Agata di Villanova sull’Arda, il Castello di Fontanellato con gli stupendi affreschi del Parmigianino. Soragna, antico feudo dove non potrete non lasciarvi sedurre dalla Rocca Meli Lupi: quattro torri e un ampio fossato che, secondo la leggenda, celano il mistero del fantasma di “Donna Cenerina”.

E ancora Gualtieri, uno dei borghi più belli d’Italia; Novellara, riconosciuta Cittaslow e – piccola curiosità – sede di uno dei templi sikh più grandi d’Italia; e Gattatico, casa del Museo Cervi, podere agricolo dedicato alla memoria dei due martiri della Resistenza antifascista.

Chiudiamo questo viaggio nella Bassa tornando al reale con una delizia per il palato, perché non è Bassa senza buon cibo. A Piacenza – sullo sfondo la sua bellissima pianta romanica a scacchiera – assaggiate la dolcissima busslan, la ciambella per antonomasia: farina, burro, zucchero, uova, sale e scorza di limone grattugiata. Mangiata anche a fine pasto, è ottima se la provate con un bicchiere di vino bianco.

Miriam Carraretto

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