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8 musei del gusto da non perdere in Emilia–Romagna

In una regione come l’Emilia – Romagna, dove le parole “cibo” e “cultura” sono inevitabilmente associate, esistono dei luoghi che raccontano prodotti, simboli della nostra tradizione locale, diventati mete di una nuova forma di turismo che vuole conoscere un territorio partendo dalla sua tradizione enogastronomica. Sono i “musei del gusto”, musei legati al cibo e ai prodotti che fanno parte del nostro patrimonio  enogastronomico, come le DOP, le IGP e i prodotti censiti come “tradizionali”. Eccellenze dal valore inestimabile che connotano il nostro modo di essere legato al buon vivere.
Ecco allora che in quest’articolo andiamo alla scoperta di 8 di questi luoghi, scelti, tra i diversi, seguendo un nostro personale itinerario di gusto e interessi.

 

1) Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena (Spilamberto, Modena)

Ovviamente non potevamo non partire da casa nostra, Modena, terra di produzione dell’Aceto Balsamico, prodotto conosciuto e amato in tutto il mondo. Di questo tesoro così speciale ne abbiamo già parlato approfondendone storia e caratteristiche, ora ci concentriamo sul luogo in cui esso viene celebrato: il Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena a Spilamberto. Inaugurato nel 2002 e gestito dalla Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, questo museo racconta la storia, la cultura e il lavoro che si cela dietro una delle eccellenze più importanti della nostra regione. La visita inizia con la proiezione di un filmato che illustra le fasi produttive e spiega le caratteristiche organolettiche del prodotto. La seconda sala riproduce l’interno di una botte e mostra gli strumenti e i momenti fondamentali del processo dell’ottenimento dell’aceto. Proseguendo, si passa alla mostra di oggetti e documenti storici scientifici, all’esposizione degli strumenti e alla spiegazione delle tecniche d’assaggio. Non manca poi uno spazio dedicato alla Consorteria, l’associazione culturale che valorizza e tutela dal ‘67 quest’eccellenza. Infine, nel sottotetto, si raggiunge l’acetaia sociale, l’ambiente che ospita le “batterie” di botti: qui, il profumo dell’aceto balsamico vi inebrierà, facendovi apprezzare sempre di più questo bene così prezioso per tutti noi [www.museodelbalsamicotradizionale.org].

 

2) Museo del Gelato (Anzola Emilia, Bologna)

Andiamo ora nella vicina Bologna, ad Anzola Emilia, per immergerci nella produzione di un prodotto goloso, un cult della tradizione alimentare italiana: il gelato. Siamo arrivati al Gelato Museum di Carpigiani, azienda leader mondiale nella produzione di macchine per il gelato artigianale, dove in uno spazio dedicato di 1000 mq sono esposte macchine originali per la produzione del prodotto, postazioni multimediali, fotografie, documenti storici, strumenti e accessori d’epoca. Il percorso proposto per andare alla scoperta di quest’eccellenza si articola su 3 livelli di lettura: l’evoluzione del gelato nel tempo, la storia della tecnologia produttiva e dei luoghi e, infine, le modalità di consumo. Inaugurato nel 2012, oggi questo museo rappresenta un centro culturale d’eccellenza per comprendere e approfondire storia, cultura e tecnologia alla base della produzione del gelato artigianale, prodotto chiave della nostra economia regionale, le cui origini sono collocate proprio in Emilia-Romagna [www.gelatomuseum.com].

 

3) Museo del Parmigiano-Reggiano (Soragna, Parma)

Ospitata all’interno del castello Meli-Lupi, questa mostra permanente racconta la storia e le tradizione di quello che è considerato indiscutibilmente il “Re dei formaggi”. Inaugurato nel 2003, il Museo del Parmigiano-Reggiano si sviluppa all’interno del complesso settecentesco “Castellazzi”, pertinenza del castello. In questa struttura circolare ad ambiente unico sono esposti gli strumenti utilizzati nell’antichità nella lavorazione del formaggio. Proseguendo, si giunge ai locali dell’ex camera del latte che ospitano un’esposizione dedicata alla storia del Parmigiano-Reggiano e alle diverse tipologie architettoniche dei vari caselli. La visita coinvolge davvero tutti i sensi, primo fra tutti l’olfatto, l’aria è, infatti, carica di profumo di latte. Non manca poi una sezione dedicata alla gastronomia e ai ricettari che collocano questo prodotto nella storia. Il percorso termina, con una degustazione di Parmigiano-Reggiano di diverse stagionature che permette al visitatore di comprenderne al meglio le differenze [https://parmigianoreggiano.museidelcibo.it/].

 

4) Museo del Prosciutto di Parma (Langhirano, Parma)

Sempre a Parma, a Langhirano, c’è il Museo dedicato ad un’altra eccellenza conosciuta in tutto il mondo: il Prosciutto di Parma, un prodotto ottenuto partendo da due soli ingredienti, la coscia del maiale e il sale. Inaugurato nel 2004 è situato all’interno dell’ex Foro Boario, sede per lungo tempo del mercato bestiame. Il museo si divide in 8 sezioni e termina con una sala di degustazione. C’è ad esempio uno spazio dedicato alla storia della sua produzione, uno riservato al sale e alla pratica della salatura delle carni, fondamentale per l’asciugatura e la conservazione, un altro che mostra la lavorazione del prosciutto e l’evoluzione delle tecniche nel tempo e, ancora, uno che spiega quali sono i salumi prodotti nella provincia di Parma, esaltandone le caratteristiche. La mostra si completa ovviamente con dipinti, fotografie d’epoca e cortometraggi che aiutano a conoscere questa tradizionale produzione [https://prosciuttodiparma.museidelcibo.it/].

 

5) Museo del Salame Felino (Felino, Parma)

Rimaniamo in ambito di salumi e nella stessa area: andiamo quindi nel bellissimo e suggestivo castello medioevale di Felino, in provincia di Parma, dove ha sede il Museo del Salame Felino. Un viaggio attraverso la storia e il gusto, all’interno dell’antico maniero sovrastante il paese parmense omonimo, da cui prende il nome il suo prodotto simbolo. Inaugurato nel 2004, il percorso inizia con il racconto del legame tra territorio e prodotto che si distingue per contenere quantità molto basse di sale. La seconda sezione è dedicata alla gastronomia, con il racconto di tutte le fasi “dell’ammazzata”, l’esposizione degli oggetti delle famiglia di Felino e il caratteristico mantello nero del norcino. Si prosegue nella sala della tecnologia, che mostra una grande macchina insaccatrice e, infine, si arriva all’ultima sala dove viene proiettato un filmato sulla produzione del salame. Nel museo è anche conservato il primo documento scritto in cui compare per la prima volta la parola “salame” [https://salamedifelino.museidelcibo.it/].

 

6) Museo della pasta (Collecchio, Parma)

Terminiamo con l’esplorazione della nostra selezione dei musei del cibo nella provincia di Parma, con quello dedicato alla pasta, la preparazione più significativa dell’Emilia-Romagna ma non solo. Il Museo della Pasta ha sede nella corte Giarola, un splendido complesso monastico, è stato ideato da Ettore Guatelli, un maestro di scuola elementare, e da Pietro Barilla, il fondatore dell’azienda leader mondiale. Dedicato alla lavorazione della pasta industriale, propone un percorso di scoperta che dal chicco di grano porta a uno dei piatti più caratteristici della nostra regione. Diviso in 10 sezioni, il museo mostra la conoscenza storica, tecnologica e culturale della produzione della pasta. Si parte dal grano, dalle sue particolarità e modalità di coltivazione, si prosegue con la sua macinazione, con la preparazione casalinga della pasta fresca, con la preparazione industriale della pasta secca e, infine, si conclude la visita con la presentazione del modo di formatura di oltre cento tipi diversi di pasta [https://pasta.museidelcibo.it/].

 

7) Enoteca Regionale dell’Emilia – Romagna (Dozza, Bologna)

Nella splendida cornice di Dozza, nei sotterranei della Rocca Sforzesca, c’è l’Enoteca Regionale dell’Emilia – Romagna, la mostra permanente di vini emiliano-romagnoli più completa della regione, con oltre 800 etichette di vini prodotti da più di 200 produttori associati. I visitatori hanno molteplici opportunità: possono fare una visita guidata con sommelier fino a veri e propri corsi di formazione. Il percorso è organizzato come un “pranzo all’italiana”: si parte dall’antipasto, si passa al primo, poi al secondo e al dolce. La prima tappa, quindi, è dedicata ai bianchi spumante metodo classico e charmant e ai bianchi frizzanti non spumantizzati, come il Pignoletto, la Malvasia e l’Ortrugo. Passando ai bianchi fermi, come l’Albana e il Trebbiano, si parte da quelli più leggeri e si arriva a quelli più strutturati. I primi rossi che s’incontrano sono i frizzanti, come il Lambrusco, il Gutturnio e il Barbera. E poi ci sono i rossi fermi come il Sangiovese. Non manca, infine, uno sguardo ai liquori, come il sassolino, il prugnolino, il nocino e le grappe. Una bella occasione per immergersi nella tradizione del nostro vino regionale [www.enotecaemiliaromagna.it].

 

8) Museo del Sale di Cervia (Cervia, Ravenna)

Diverse volte vi abbiamo parlato dell’oro bianco della nostra regione portandovi a fare un tour nella magica atmosfera delle Saline di Cervia oppure all’evento di settembre dedicato a questo prodotto, “Sapore di sale”, oggi vi accompagniamo al Museo del Sale di Cervia, che ha sede in un antico magazzino-torre del sale. Inaugurato nel 2004, il MUSA esalta l’indissolubile connubio del prodotto con il territorio e racconta la storia del luogo e delle sue saline in riferimento allo sviluppo della cittadina [http://musa.comunecervia.it/]

 

I musei del gusto della nostra regione non finiscono qui: tantissimi sono ancora i luoghi che celebrano e raccontano i nostri prodotti più tipici. Secondo noi vale davvero la pena di cercarli e visitarli tutti, è sicuramente un modo per conoscere un territorio attraverso la cultura a noi più cara 🙂

(Stefania Fregni, www.mymodenadiary.it)

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