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“I viaggi di Fraintesa”: a tu per tu con la travel blogger modenese Francesca Barbieri

Continuano le nostre interviste ai blogger di origine emiliana: eccoci a tu per tu con Francesca Barbieri, aka Fraintesa, una delle travel blogger più conosciute in Italia. Modenese come noi, Francesca gira il mondo e racconta le sue esperienze sul suo blog, “I viaggi di Fraintesa” [www.fraintesa.it]. Vi raccontiamo cosa abbiamo scoperto.

 

1 – Ciao Francesca, presentati e presentaci il tuo blog. Come e quando nasce la tua passione per i viaggi? Come sei diventata travel blogger?

Sono sempre stata molto curiosa. L’idea di viaggiare, conoscere nuove culture e nuove lingue mi ha sempre stuzzicato molto. Ho iniziato a viaggiare prestissimo: il primo aereo l’ho preso da sola a 11 anni e da lì è stato un crescendo. Il blog è nato come un hobby nel 2009, perché volevo un luogo in cui raccontare i miei viaggi. Attualmente è un lavoro ma mai mi sarei aspettata che lo potesse diventare.

 

2 – Sappiamo che sei follemente innamorata dell’Australia, com’è nato quest’amore?

Sono una grande appassionata di natura e amo tantissimo gli animali, quindi l’Australia è sempre stata una meta nella lista dei desideri fin da piccola. Nel 2011 ho avuto l’occasione di andarci per lavorare come ranger in un parco naturale e sono stata, quindi, a stretto contatto con pinguini, foche, koala e canguri: da allora la mia passione per questa terra è diventata così profonda che negli anni successivi sono ritornata per visitare il resto del continente, scoprendo ogni volta luoghi, culture e tradizioni che mi hanno conquistata sempre di più. Il mio amore per l’Australia continua a crescere: ormai l’ho visitata praticamente tutta, mi manca solo una piccola area del nord-ovest e la Tasmania, ma tornarci resta un piacere.

 

3 – Tu solitamente viaggi da sola, cosa significa per te farlo e cosa consiglieresti a chi vorrebbe ma non trova il coraggio?

 Per me viaggiare da sola rappresenta sempre una grande opportunità per ascoltare se stessi e conoscersi meglio. Quando si viaggia da soli, infatti, non bisogna scendere a compromessi con nessuno e si è veramente liberi di fare ciò che si vuole, ascoltando solo il proprio cuore in ogni momento. Viaggiare da soli, poi, dà anche la possibilità di fare tantissime conoscenze perché, a differenza di quando si viaggia in coppia o in gruppo, quando si è soli, capita spesso di essere avvicinati da altre persone che vogliono aiutarti, conoscerti o semplicemente condividere un pezzetto di strada con te. Di fatto, quindi, da soli lo si è molto poco!
A chi si appresta a fare questa esperienza per la prima volta o non ha ancora trovato il coraggio, ma vorrebbe farla, direi di non avere assolutamente paura perché andrà tutto bene. Noi veniamo da un tipo di cultura che non riconosce più di tanto questo modo di viaggiare ma nel resto del mondo questa pratica è molto comune. Consiglierei, quindi, di provare magari facendo un primo viaggio semplice, in una città europea ad esempio, per riuscire a capire cosa c’è di bello in tutto questo.

 

4 – Oltre al fatto che sei spesso in viaggio, sappiamo che abiti da tempo a Milano, ma sei nata e cresciuta nella nostra bella Modena, a San Prospero. Cosa ti manca di più della nostra terra? Quali sono le ragioni che ti fanno tornare a casa?

 Ci sono moltissime cose che mi mancano di Modena e provincia: per prima cosa la convivialità e poi lo stile di vita, che è tranquillo e rilassato. Famiglia a parte, adoro tornare anche per i paesaggi di campagna e per avere la possibilità di lanciare lo sguardo oltre l’orizzonte in ogni direzione, cosa che la nostra splendida pianura ti offre.

 

5 – Dicci 5 luoghi di Modena e provincia che consiglieresti a un tuo collega travel blogger in cerca di un’autentica esperienza locale.

Al primo posto metterei il Museo del Deportato di Carpi perché è un luogo estremamente interessante, ben strutturato e molto stimolante che non è poi così conosciuto, pur raccontando un pezzo di storia importante della la provincia di Modena e non solo. Secondo, direi Castelvetro perché incarna perfettamente la bellezza dei borghi del nostro territorio. Proseguirei suggerendo Mirandola perché è un bell’esempio di “vita di paese” della bassa modenese, risollevatasi appieno dal difficile periodo post-terremoto. Al quarto posto metterei le campagne della provincia perché permettono di immergersi nel silenzio e nella tranquillità tipica delle nostre zone. Infine, consiglierei di andare a visitare qualche sagra di paese o mercatino, anche in città, perché è un buon modo per apprezzare ancora di più i prodotti e le caratteristiche della nostra terra, che permeano un po’ ogni aspetto della nostra vita.

 

6 – Sappiamo che sei vegetariana, come si coniuga questo tuo modo di essere con la cucina emiliana? In che modo sei riuscita a far convivere le cose?

 Ho fatto molta fatica soprattutto quando ero piccola, perché sono diventata vegetariana intorno ai 13 anni. Mi hanno “salvata” i tortelloni di ricotta e quelli di zucca, il gnocco fritto, quando è fritto solo nell’olio, e le tigelle. Diciamo che la cucina emiliana non è particolarmente adatta ai vegetariani però posso confermare che i ristoratori modenesi sono sempre in grado di venirti incontro con un sorriso e un tentativo di alternativa vegetariana.

 

7 – Francesca, se ti diciamo “Non Solo Buono”, cosa ti viene in mente?

Il bello della cucina modenese che va oltre il buono. Penso al fatto che il nostro modo di magiare, oltre che gustoso, è anche caratterizzato da una convivialità, una lentezza e un gusto nella condivisione che in altre cucine o in altri stili di vita non ho ancora trovato.

(Stefania Fregni, www.mymodenadiary.it)

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