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“Il romanzo di Matilda”: la biografia romanzata della famosa Matilde di Canossa, raccontata dall’autrice modenese Elisa Guidelli

“Il romanzo di Matilda” della scrittrice modenese Elisa Guidelli, biografia romanzata sulla figura storica di Matilde di Canossa, è uscito a luglio 2015 per la casa editrice Meridiano Zero per celebrare il novecentenario dalla morte della Grancontessa, che ha retto le sorti dell’Italia nel XII secolo governando territori, distribuendo benefici e tenendo a bada papi e imperatori protetta dalle mura dei suoi castelli emiliani. Con l’uscita del romanzo è cominciato un tour di presentazioni del libro in giro per l’Italia, che dopo tre anni l’autrice porta instancabilmente avanti.
Abbiamo incontrato Elisa Guidelli per chiederle qualche nostra curiosità sul romanzo e sugli itinerari che continua a seguire per farlo conoscere ai lettori.

 

1 – Chi è Elisa Guidelli e come nasce “Il romanzo di Matilda”? Quanta ricerca è stata necessaria per la sua stesura?

Elisa Guidelli è nata a Sassuolo, ha frequentato il Liceo Muratori a Modena, si è laureata in Storia Medievale a Bologna e da una vita voleva raccontare la storia di una delle donne più grandi di tutti i tempi, Matilde di Canossa. Il primo incontro che ho avuto con lei è stato all’incirca quando avevo sei anni: mio papà mi portò a vedere il castello di Canossa e mi raccontò della storia di questa grande signora che aveva retto e governato l’Italia in tempi lontani. La storia è sempre stata la mia passione, e quando ho scelto l’indirizzo universitario è stato semplice: il Medioevo mi ha sempre affascinato più di tutti. Quindi, in sostanza, la ricerca su Matilde è durata più di dieci anni, l’università mi ha dato le basi storiche per approfondire il periodo storico ma poi ho fatto il grosso del lavoro leggendo tutto il possibile sulla contessa, la sua famiglia, le sue origini, le sue scelte umane, politiche, militari e strategiche e infine mi sono dedicata a reinterpretare il tutto in un libro. È stato un viaggio che non si è concluso, e infatti non credo sia un caso se continuo a viaggiare grazie a questo romanzo.

 

2 – Un viaggio non solo di scrittura, ma anche di immagini, dato che ti sei dedicata anche alla ricerca e alla segnalazione di veri e propri itinerari legati al libro…

Quella è stata la prima cosa: ho creato un blog attraverso il quale ho segnalato e segnalo tutt’ora gli itinerari legati a castelli, pievi, sentieri, monasteri e tutto ciò che riporta alla Grancontessa Matilde. L’ho aperto qualche mese prima dell’uscita del romanzo nelle librerie e ha anticipato il suo debutto. La mia è una sorta di “mappatura” del territorio non solo modenese e reggiano, ma anche toscano, lombardo e spero in un prossimo futuro anche europeo. Matilde infatti era una grandissima viaggiatrice: i suoi territori si estendevano dal Garda fino all’alto Lazio e le sue armate controllavano il punto nevralgico delle vie di comunicazione dell’epoca: l’Emilia e l’appennino Tosco-Emiliano. Suo era il dovere e l’onore di scortare il Papa e l’Imperatore a Roma, la città in cui le due forze dell’epoca si incontravano e, spesso, si scontravano. Ma aveva anche dei territori in Lorena: non bisogna dimenticare infatti che la sua famiglia da parte di madre era di lignaggio reale, imparentata con l’imperatore. Il blog è ricco di foto, link e suggerimenti da seguire: l’indirizzo è ilromanzodimatilda.blogspot.it

 

3 – Modena appare nel romanzo, insieme a molte altre città che all’epoca erano sotto l’egida dei Canossa: com’è stato ricostruire la Modena del XII secolo?  

È difficile calarsi in un’epoca così lontana, cercare di immaginare come poteva essere mille anni fa il territorio che sei abituata a vivere oggi, con tutti i suoi vantaggi e i suoi limiti. Devi affidarti per forza di cose a mappe, documenti, racconti, cronache dell’epoca, saggi degli storici che se ne sono occupati prima di te grazie ai propri studi accademici e alle ricerche che hanno effettuato, e farti un’idea il più possibile chiara e dettagliata di quello che poteva essere. Poi, a quel punto, lasci andare la fantasia e l’immaginazione e “riempi” l’ambientazione di odori, colori, persone, animali, oggetti, cibi, bevande, abitudini, vita quotidiana. Nel romanzo parlo del Duomo di Modena in ben due momenti: l’inizio della sua costruzione e la traslazione di San Geminiano nella nuova dimora. Si incontrano le figure di Lanfranco e Wiligelmo, quelle dei cittadini comuni e quelle degli uomini di potere che anche all’epoca, come le odierne star, quando passavano per la città “fermavano il traffico”. Ci sono piccoli dettagli che ci fanno intuire che in fondo la natura umana è sempre la stessa, cambiano giusto gli abiti e il modo di esprimere le proprie paure.

 

4 – Dopo l’uscita del romanzo hai partecipato anche a un film su Matilde di Canossa, ce ne parli?

Ho avuto l’onore di avere una piccola parte nello splendido docufilm di Marco Melluso e Diego Schiavo, autori e registi de “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo”. Sono stati a dir poco geniali nel raccontare con il linguaggio spumeggiante della commedia e l’autorevolezza del documentario la storia della Grancontessa, non dimenticando la contemporaneità e inserendo animazioni, citazioni dal mondo del gossip, iconografie e terminologie social che lo rendono divertentissimo, intelligente e molto immediato. A guidare gli spettatori attraverso i territori e le testimonianze legate a Matilde e alla sua personalità complessa è stata chiamata una viaggiatrice d’eccellenza, Syusy Blady. Viaggiando, Syusy incontra personaggi che le raccontano diversi momenti della storia di Matilde, ed è accompagnata dall’istrionico trasformista Luciano Manzalini. “La Signora Matilde” è stato prodotto da POPCult e sostenuto da Emilia-Romagna Film Commission, e continua tutt’ora il suo viaggio per le sale. Lo si può reperire in DVD e ha una sua pagina Facebook: www.facebook.com/LaSignoraMatilde

 

5 – Tra tutti i luoghi che hai visto e mappato per il blog, ce n’è qualcuno che ti ha particolarmente colpito?

Ce ne sono diversi, per diversi motivi. La pieve di Toano mi ha colpito per il suo silenzio sacro. Probabilmente sono stata fortunata a scegliere un giorno in cui mi sono ritrovata da sola a esplorare e a fare fotografie, ma sono davvero rimasta affascinata dal luogo: lì si percepisce un’energia particolare. I castelli della zona reggiana sono tutti molto evocativi. Canossa va visto in un giorno di vento, meglio ancora dopo tre giorni in cui il vento è arrivato e ha spazzato via tutto rendendo limpido il cielo: se si sale fino a ciò che rimane della rocca si può vedere quel che vedevano i soldati al tempo di Matilde, abbracciando con lo sguardo tutta la pianura e arrivando fino alle montagne, quando a quel tempo scrutavano l’arrivo degli eserciti amici o nemici. Il duomo di Modena, poi, è una tappa fissa in tutte le occasioni in cui faccio un giro in città. È un libro di pietra, una mappa culturale, ogni volta noto particolari che mi erano sfuggiti. Se è stato dichiarato patrimonio dell’umanità, un motivo c’è, e me ne riempio gli occhi ogni volta che posso.

 

6 – Elisa, se ti diciamo “Non Solo Buono”, cosa ti viene in mente?

Non solo buono, ma anche saggio: recuperare e tenere viva la memoria del passato è una scelta buona e saggia, perché ti evita errori che per troppa superficialità potresti ripetere. E per “memoria del passato” intendo non solo la storia, ma anche tutte quelle piccole cose di cui la storia è formata. Compreso il cibo: la cultura gastronomica dice tantissimo di noi, di quel che eravamo, di cosa siamo diventati, e attraverso cosa siamo passati. Se la storia è maestra di vita, anche i nostri piatti lo sono. E questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

Elisa ha un sito personale in cui recuperare tutto il suo lavoro: www.eliselle.com

 

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