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Come nascono progetti fotografici di successo su Instagram? L’intervista all’instagramer modenese Francesco Mattucci

1 – Ciao Francesco, parlaci un po’ di te. Che cosa è un Instagramer? In cosa consiste il tuo lavoro? A cosa stai lavorando?

Mi chiamo Francesco Mattucci, ho quarant’otto anni e sono modenese. Sono cofondatore di Garage Raw, un’agenzia che si occupa di creare contenuti e strategie per i social network con un occhio di riguardo a Instagram, ovviamente. Un Instagramer è una persona appassionata di Instagram, qualcuno che utilizza questo social per raccontare qualcosa, come la propria vita, ad esempio, il proprio lavoro o le proprie passioni. Ricordiamoci sempre che la parola Instagram deriva dall’unione di “Insta + Telegram” e che questa piattaforma nasce, come social, per la condivisione istantanea. Non è, quindi, un semplice strumento di sharing fotografico ma è “un luogo” virtuale che porta alla narrazione dove ognuno di noi può raccontarsi a modo suo in totale libertà. Il mio lavoro consiste, quindi, nel creare contenuti che funzionino per questo social network e non semplici immagini da condividere. Lo faccio per aziende, brand, prodotti e servizi e per chiunque me lo chieda, ovviamente. In questo momento sto collaborando con aziende del settore alimentare e con hotel.

 

2 – Quali sono e come sono nati i tuoi progetti fotografici su Instagram? Immaginavi che avrebbero riscosso così tanto favore di pubblico?

Grazie a Kitchen Suspension [www.instagram.com/kitchensuspension] mi sono fatto conoscere, anche a livello internazionale, al pubblico di Instagram, ma non solo. Questo progetto interamente ambientato nella mia cucina prevede che periodicamente fotografi oggetti o alimenti “volanti”, creando un set molto particolare.
Progetti come questi nascono per un’intuizione fortunata: si deve sicuramente avere l’idea giusta, ma ci si deve anche trovare nel posto giusto e al momento giusto. Solitamente si parla sempre solo dei successi e non si racconta mai delle decine di volte in cui si sono tentate strade che poi non hanno portato a nulla: questa non è stata la prima cosa che ho fatto, anzi! Mi è semplicemente capitato, in questo caso, di realizzare un progetto che ha riscosso il favore del pubblico ma in maniera del tutto fortuita. Dopo, sono stati il lavoro e l’impegno a consolidare i risultati.

 

3 – “A Modena Story” è il progetto cui stiamo lavorando insieme su Instagram: come ti è venuto in mente di realizzare un fotoromanzo (il primo)  su questo canale? Perché credi che sia un’idea vincente? E perché hai pensato che Modena potesse essere il luogo ideale per realizzarlo?

Il genere “fotoromanzo” costituisce un pezzo di storia italiana che ha vissuto un momento di grande successo tra gli anni ‘60 e ‘70. I meno giovani ricorderanno sicuramente l’Intrepido o Grand Hotel, che esiste ancora oggi. Siccome Instagram, come ho detto prima, non è una piattaforma di condivisione fotografica, ma un luogo in cui funziona molto bene la narrazione per immagini, ho pensato che potesse essere lo strumento ideale per traslare questa nostra peculiarità tutta italiana dall’offline all’online.
Io non so ancora se questa si rivelerà essere un’idea vincente. Quello che stiamo facendo sta andando molto bene e siamo contenti. Penso che Instagram si presti molto all’interazione e quindi alla possibilità di raccontare dei personaggi ai quali il pubblico si appassiona per poi intervenire nella storia, commentando o dando indicazioni su come potrà andare a finire. Questa è sicuramente una leva vincente, quel qualcosa in più che il classico fotoromanzo cartaceo non può avere.
Perché, poi, Modena? Intanto perché io sono di Modena, città che amo, e poi perché cosa meglio di un fotoromanzo può mostrare le bellezze della città facendo da sfondo alle vicende di Matilde, giovane fotografa modenese, protagonista della storia? In questo modo ho l’opportunità di raccontare la mia bella città, alla quale tutti noi siamo particolarmente legati, no?

 

4 – Immaginiamo che te lo chiederanno un po’ tutti come si diventa un Instagramer di successo? Dacci, in sintesi, qualche linea guida da seguire, se puoi.

Lavorando tanto, stando costantemente su questo social, realizzando contenuti adatti alla piattaforma, ma soprattutto ricordandosi sempre che Instagram, essendo un social network, vive d’interazione. Quindi, anche se sembra un po’ banale e lo dicono tutti, la chiave del successo è interagire, commentando, domandando e rispondendo, seguire quello che ci piace, rapportarci con i nostri follower e cercare di rimanere sempre il più possibile coerenti con il nostro profilo. Quando si tratta poi di un profilo di un brand o di un’azienda diventa necessario creare un progetto fotografico specifico piuttosto che pubblicare immagini senza una logica precisa. Farsi notare su Instagram, oggi, è sempre più difficile: sette anni fa erano pochi gli Instagramer, adesso, gli utenti attivi sono circa 900 milioni. Quello che però rimane tuttora possibile fare è crearsi una community di persone interessate a quanto facciamo con le quali interagire.

 

5 – Parliamo di Modena e di fotografia quali sono i luoghi più “instagrammabili” della nostra bella città secondo te? Dove ti è capitato di scattare le foto più “insolite”?

Modena è tutta “instagrammabile”. È una bellissima città. È colorata, ha incredibili viuzze, bellissimi portici, come Bologna, e luoghi meravigliosi che tutti conoscono e fotografano, come la Ghirlandina, la Pomposa o Piazza San Giacomo. Ci sono però tantissimi angoli belli da poter immortalare anche meno famosi. Modena è, infatti, ricchissima di meravigliose corti interne, non sempre accessibili ma neanche impossibili da visitare, e piena di chiostri come quello secolare di San Biagio e quello di San Pietro. Credo che la foto più insolita che abbia mai scattato a Modena sia sicuramente quando ho avuto il privilegio di accedere alla parte più alta della Ghirlandina (non ancora aperta al pubblico), di salire sulla scala a chiocciola e arrivare al terrazzino dove si trova il nido del falco. Da lassù la vista sulla città in una bella giornata di sole è davvero strepitosa!

 

6 – Francesco, se ti diciamo “Non Solo Buono”, cosa ti viene in mente?

Mi viene in mente un’azienda modenese, fatta da modenesi, con una produzione modenese. Mi viene in mente un’azienda che ha prodotti sani di eccellenza ma soprattutto mi viene in mente un’azienda illuminata che ha sposato una modalità di comunicazione innovativa. A mio parere, indipendentemente da come andrà il nostro progetto “A Modena Story”, se avrà il successo che auspichiamo o meno, un’azienda che invece di parlare dei propri prodotti, finalmente decide di raccontare la storia dei suoi clienti, fan o consumatori, è comunque un’azienda che tenta una strada diversa e che vuole dire qualcosa di diverso. Io credo che se una persona segue l’account Instagram di un qualsiasi brand sa già cosa produce e cosa fa, quindi probabilmente lì cerca altri contenuti. Nell’ottica, allora, di offrire qualcosa che non si può vedere da nessun’altra parte, voi di Non Solo Buono avete intrapreso questa strada. Sarà il tempo a darci ragione o meno, ma intanto è comunque un bell’esperimento e un’esperienza unica.

(Stefania Fregni, www.mymodenadiary.it)

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