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Il Lambrusco si ama o si odia - Non Solo Buono
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Il Lambrusco si ama o si odia

Beh, non si vive solo di Borgogna o Bordeaux , Langa o Toscana. Ogni tanto un buon Lambrusco, vino vivace, simpatico, allegro e piacevole, come compagno di desco ci sta davvero bene. Chiaramente parlare di Lambrusco in maniera generica è un errore. Esistono quattro aree particolarmente vocate dove le varie tipologie di Lambrusco si sono acclimatate ed hanno espresso il loro potenziale grazie anche ad un territorio a loro favorevole . Dalle tre tipologie Modenesi (Sorbara, Salamino e Castelvetro) a quelle tipicamente Parmensi (Maestri) e prevalenti Mantovane/Reggiane (Marani-Groppello Rupestri/Maestri). Ma tante diverse sottovarietà , in casi particolari, vengono ad arricchire la famiglia di questo vino amato/odiato dai grandi appassionati. Chi lo vede esclusivamente come bevanda poco impegnativa da accompagnare i piatti locali e chi lo pone nell’olimpo dei vini da godersi senza sforzi cerebrali eccessivi, abbandonandosi proprio al piacere che le caratteristiche di questo vino inimitabile riesce a dare.

(Marco Manzoli, comunicatore del vino)

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Mantova e Reggio Emilia

Il Lambrusco Mantovano è vino decisamente retrò come caratteristiche generali, legato ad una tradizione contadina e ad una cucina ricca e saporosa, con la quale si sposa decisamente bene. Vini senza fronzoli, forse i meno complessi del gruppo ma i più legati ad una vecchia concezione del Lambrusco come vino da desco pragmatico, apprezzato non certo per le finezze ma per la vigoria.
Il Lambrusco Reggiano rivaleggia con il Lambrusco Mantovano per rusticità e vigoria, non sempre ben addomesticati , ma proprio per questa rusticità apprezzatissimo con le cucine locali a base di derivati di suino, dagli insaccati ai cotechini/zamponi, dai bolliti alle paste ripiene .

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Parma e Modena

Il Lambrusco di Parma è il vino della mia terra e per il quale nutro particolare affezione. Decisamente il più strutturato fra i vari Lambrusco , sempre dal colore impenetrabile, dalla spuma vigorosa e dalla capacità macchiante unica; molte volte, nelle osterie dell’epoca, veniva servito in una tazza di ceramica bianca proprio per apprezzarne l’alone violaceo che lasciava sulla superficie della tazza stessa. Nel tempo passato vero alimento popolare, dove addirittura veniva unito ai piatti locali , strutturalmente, diventando ingrediente imprescindibile di alcune preparazioni, quali gli anolini in surbiir. La tipologia regina è il Lambrusco Maestri, rusticano e vigoroso, scontroso per durezze importanti tale , unico nel suo genere, da  essere necessario un blended con piccole aggiunte di Fortanina o Ancellotta per donargli piacevolezza di beva immediata. Oggi , grazie alla tecnologia e conoscenze agronomiche, la vinificazione viene effettuata per la maggior parte in purezza Con il Lambrusco di Modena, soprattutto con la tipologia Sorbara, siamo con caratteristiche strutturali diametralmente opposte  anche se non all’antitesi in termini di piacevolezza. L’attenzione si è rivolta al Lambrusco di derivazione Sorbara perché lo ritengo il più espressivo e unico nel suo genere… e perché, dovendo scegliere una tipologia per provincia, è quella più affine al mio gusto personale. Dai colori chiarissimi, in certi casi valutati come rosati, sono invece le splendide raffinatezze cromatiche di questo piccolo Pinot Noir frizzante “de noantri”. Dalle finezze olfattive caratterizzate da sottobosco e rovi, all’acidità tagliente in bocca. Ha tutto per far godere il palato senza impegnarlo in enocerebralità alla lunga stancanti. Compagno di bevuta per ogni portata, raggiunge livelli davvero sorprendenti in alcune interpretazioni, anche in termini di complessità.

“Lambrusco e pop corn, non è così facile, perché prima e dopo il sogno c'è la vita da vivere”.
(Luciano Ligabue)

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