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EMILIA ROMAGNA: Da Est al…Far West - Non Solo Buono
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EMILIA ROMAGNA: Da Est al…Far West

La storia dell’Emilia Romagna si dipana lungo le rive non del Po ma…della via Emilia. E’ una storia antica, fatta di cultura contadina, di lotta contro un clima avverso, per l’uomo, ma benedetto per l’agricoltura e tutto ciò che la terra può donare: freddo umido d’inverno, caldo umido d’estate, umide anche le mezze stagioni. Per avere un po’ di aria tersa, il “signore di campagna” aveva dimora lungo i versanti delle ridenti colline, ma le vitali e pulsanti attività venivano svolte sulle rive del Po e della via Emilia. Via Emilia, costruita dal Console Marco Emilio Lepido, che nasce nella natia Rimini e termina in quel di Piacenza, come se il grande personaggio romano si fosse costruito una via preferenziale per approvvigionarsi di tutto il ben di Dio che la regione proponeva. Lungo questa arteria è un proliferare di eccellenze gastronomiche, un po’ meno enologiche, che però sembrano in connubio quasi simbiotico con quanto il patrimonio alimentare, unico al mondo, propone. Dal punto di vista enografico, possiamo dividerla in due, come lo statuto e il nome richiede: Emilia fino a Bologna, Romagna da Bologna al mare. Ma non chiedete i confini precisi, quelli sono dibattito che dura da secoli.


EMILIA
:

Il lungo viaggio parte dalle colline piacentine, ai confini con la Lombardia. Qui le colline cominciano a prendere quota e il Gutturnio, blended di Barbera e Bonarda (Croatina), la fa da padrone in talmente tante versioni, dalla piacevole bevanda frizzante all’austero ed impettito vino da arrosti, da rimanere stupiti per la poliedricità dei risultati. Poi il simpatico Ortrugo e la Malvasia, fino alle gemme inarrivabili dei vini dolci fra i più buoni del mondo, i celeberrimi Vinsanto di Vigoleno (e dintorni). Seguendo la via Emilia ci imbattiamo nella Parma gaudente, dal Lambrusco Maestri sontuoso, dai Colli di Parma serafici e dalle Malvasia sbarazzine. Senza soluzione di continuità, si attraversa Reggio Emilia e Modena, dove il Lambrusco è diventato sovrano, compagno di desco delle più grandi prelibatezze suine che il mondo alimentare può annoverare, con varianti di vitigni autoctoni ed alloctoni che arricchiscono un panorama decisamente vario e variegato.


ROMAGNA
:

Sempre on the road, si supera di slancio la città di Bologna e si prosegue per i ridenti Colli Bolognesi, dove inizia ad affacciarsi il vitigno principe del profondo West della regione: il Sangiovese. Pur non raggiungendo la valenza assoluta dei cugini d’Oltre Appennino, grazie ad uno sviluppo agronomico e tecnico formidabile, oggi è uno dei vini emergenti dell’intero italico stivale. Il viaggio prosegue poi lungo la direttrice delle colline imolesi,  faentine e forlivesi, dove a zone di estrema vocazione e ispirazione del bere alto fanno riscontro ampie aree vitate in pianura di incredibile valenza quantitativa. Qui nascono piccoli gioielli enologici, dalle basi per vini dolci fra i più buoni del mondo (Trebbiano ed Albana) a vini di una piacevolezza esemplare, come i Pagadebit (da uve Bombino) e Pignoletto, fino a uve ormai scomparse e rarissime come il Centesimino, il Mostosa, l’Alionza, il Famoso, il  Montù, con una ricerca sempre continua di radici antiche che si perdono nella storia.

(Marco Manzoli, comunicatore del vino)

 

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