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Chi dice piadina dice Romagna - Non Solo Buono
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Chi dice piadina dice Romagna

Con salume o con formaggio, magari il tipico Squacquerone, senza disdegnare marmellate o cioccolato spalmabile, la Piadina è uno dei simboli in tutto il mondo della Romagna. Partendo dalla costa riminese, dove la piadina è fine e si chiama solitamente piada, e procedendo verso l’interno, il cesenate e il forlivese e a nord sulla costa verso Ravenna e da qui ancora verso l’interno, la piadina cambia di consistenza e diventa più spessa.

Si tratta di un pane di origine ancestrale che ricorda le focacce greche e romane, celebrata da Giovanni Pascoli come “pane di Enea” e “pane rude di Roma“. E’ un ottimo antipasto semplice se mangiato da solo, anche come stuzzichino veloce se ripartito a spicchi, piuttosto che un secondo piatto o piatto unico completo quando ben farcito.

La Romagna è profondamente legata a questo pane povero che ha accompagnato le pietanze di intere generazioni per secoli, esprimendo un’unione intensa dell’uomo con la propria terra. Un vessillo che assume la forma del campanilismo più sentito, un emblema di identità, di territorialità, come se il passaggio dalla crescentina e la crescenta emiliane alla piadina segnasse un confine territoriale, culturale e ambientale netto e ben riconoscibile.

Perfetta con sughi, salse, formaggi, insaccati, composte, confetture e mille altri condimenti, la Piadina è la vera compagna delle tavole romagnole. Ha superato indenne i millenni, presentandosi sempre come un alimento piacevole, economico, rapido nell’esecuzione, estremamente gustoso e non impegnativo. In questo, forse, la chiave di quella modernità genetica che lo ha reso sempre e comunque attuale, in ogni epoca e ad ogni latitudine, vero oggetto di culto per intere generazioni.

(Giacomo Schirò)

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