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Un piatto, un’emozione: Alberto Faccani

 

Certe passioni nascono fin da piccoli e si continua ad inseguirle e a coltivarle anche da grandi. È un po’ quello che è accaduto allo Chef stellato Alberto Faccani, un percorso di studi differente per poi vedere realizzato il grande sogno nel cassetto: aprire un ristorante e dedicarsi pienamente al mondo della cucina. Di seguito l’intervista allo Chef e titolare del “Magnolia”, ristorante aperto dal 2003 a Cesenatico.

Com’è nata in lei la passione per la cucina? Ci racconta qualche aneddoto?

La mia passione è nata quando avevo cinque anni, frequentando casa di mia nonna. È in quel momento che ho capito che avrei voluto intraprendere questa strada. Per una serie di ragioni familiari ho iniziato la mia carriera solo a 23 anni e poi, a 27 ho aperto il ristorante “Magnolia”. Nonostante sia entrato “tardi” nel mondo della ristorazione, ho sempre sperimentato anche da autodidatta. Mia madre non è proprio un’ottima cuoca e io ero molto curioso: cucinavo per i miei compagni di classe e ogni occasione era buona per preparare una cena o un pranzo sfizioso.

Nel 2003 ha aperto il ristorante “Magnolia” a Cesenatico, l’anno successivo ottiene la stella Michelin e nel 2005 entra a far parte dell’Associazione Jeunes Restauraters d’Europe. Come ricorda quel periodo?

Quegli anni sono stati sicuramente turbolenti. Mi hanno lanciato fra i big della cucina in un momento del tutto inaspettato. La stella Michelin mi ha colto di sorpresa a solo un anno dall’apertura del mio ristorante ed è stata per me una grandissima soddisfazione, anche perché ho sempre avuto un debole per la cucina ricercata e per i contesti raffinati.

Come la definirebbe la sua cucina? Ci sono degli elementi che per lei sono imprescindibili nella creazione di un piatto?

La mia è una cucina tecnica ma anche creativa. Ovviamente la tecnica non è tutto. Elemento essenziale nella creazione di un piatto è il rispetto della materia ma è anche importante riuscire ad adattare quest’ultima al contesto in cui si lavora, cercando di essere rispettosi del prodotto e aggiungendo sempre un tocco creativo e personale.

Ora, grazie al successo mediatico di alcuni suoi colleghi e in generale della cucina d’autore, il settore della ristorazione rappresenta una forte attrattiva per i giovani. Quale consiglio si sente di dare a chi sta intraprendendo questa strada?

Sicuramente, posso dire che non si tratta di un lavoro facile, anzi è un mondo di sacrifici in cui non esistono risultati immediati, ma è anche un ambiente stimolante in cui si ha la possibilità di viaggiare, di scoprire e di accogliere sempre nuovi spunti e nuove influenze. L’importante è essere curiosi, studiare e non fermarsi al solo spadellamento. Non bisogna essere solo dei buoni esecutori manuali ma appassionarsi di arte, di cultura e di tutto ciò che può dare valore aggiunto alla creazione di un piatto.

Se le dico “Non Solo Buono” a cosa pensa?

Penso che, al di là del gusto, sia giusto entrare più in profondità in cucina. Dietro a delle materie prime di qualità, infatti, c’è sempre un contadino, un allevatore o un produttore. Ci deve essere un po’ più di consapevolezza su tutti gli elementi che vanno a costituire un piatto e sul lungo percorso che questi compiono prima di arrivare sulla tavola.

(Giacomo Schirò)

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