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Monica Venturi: Sempre a casa con i sapori del passato - Non Solo Buono
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Monica Venturi: Sempre a casa con i sapori del passato

La sfoglia artigianale fatta a mano è una tradizione antica ancora molto viva in Emilia Romagna. Nel cuore del centro storico di Bologna, tra farina, uova e buon umore, “Le Sfogline” Monica e Daniela Venturi preparano la pasta come una volta.

Monica, si ricorda quando è iniziata la sua passione per la lavorazione della sfoglia?

In casa c’è sempre stata una donna con le mani in pasta. Da bambina ero così tanto vivace da essere rinominata Demonik, tuttavia mia nonna aveva scoperto il modo per tenermi sotto controllo: recuperava un po’ di sfoglia per me e mi faceva impastare. Tutta la sfoglia che rimaneva dalla preparazione delle tagliatelle, delle lasagne o dei tortellini, veniva data a me e mia sorella e ci divertivamo a impastarla, stenderla e tagliarla: eravamo bravissime a preparare i maltagliati per la zuppa!

La pasta sfoglia adesso è il suo lavoro. Quando ha deciso di trasformare in un mestiere la tradizione della famiglia?

Mi è sempre piaciuto dilettarmi con il cibo, ma per anni ho lavorato in un grande negozio di dischi del centro.
Mia madre, invece, ha lavorato tanti anni in una macelleria e quando è arrivata alla pensione non riusciva proprio a non darsi da fare. Così nel 1996 ha deciso di rilevare un piccolo negozio che già vendeva pasta fatta a mano e di dedicarsi a quella nuova attività. A lei si è unita mia sorella e dopo qualche anno le ho raggiunte anche io. Così è iniziata l’avventura de “Le Sfogline”.

Quali sono i valori che lei e sua sorella associate a questo lavoro?

Cito una frase di un film che ho visto di recente, Amore, cucina e curry: “il cibo è memoria”. È proprio così: il cibo è la memoria della mia famiglia, nelle nostre ricette riconosco i profumi della cucina di nostra nonna e i consigli di nostra madre. Anche il nostro negozio è un po’ come la nostra cucina: quando arriva un cliente è come se entrasse in casa nostra mentre stiamo cucinando, come fosse uno di famiglia. Attraverso il nostro lavoro noi teniamo vivo il nostro ricordo e riaccendiamo anche i ricordi degli altri.

Parliamo dei tortellini. Da secoli c’è una sorta di rivalità tra Bologna e Modena sulla loro origine. Cosa ne pensa?

Il tortellino è talmente buono che non serve redigerne il certificato di nascita. Tuttavia, se vogliamo essere precisi, si dice che sia stato inventato secoli fa dal cuoco della locanda Corona di Castelfranco Emilia: questa città è sotto la provincia di Modena solo dal 1929, prima era sotto Bologna. Quindi il tortellino è di Bologna… Ed è solo in brodo: il ripieno è così ricco che non serve alcun condimento. Poi, se proprio vogliamo valutare un’alternativa, ci si può concedere di preparare un bel piatto di tortellini cotti nel brodo, poi saltati in padella con un filo di panna liquida e serviti con del parmigiano grattugiato.

Quali sono le più grandi soddisfazioni che vi ha dato il vostro lavoro?

Sembra un mestiere tranquillo, ma le avventure non mancano! Nel 1998 abbiamo vinto il “Tortellino d’oro”. Nel 2006 la Camera di Commercio di Bologna ci ha portato a New York per realizzare una cena bolognese nella Grande Mela. Lo scorso anno Samsung ci ha scelto come tutor per la Maestro Academy, un progetto nato per valorizzare i mestieri della tradizione che rischiano di scomparire. Ho anche avuto l’onore di chiudere i tortellini insieme allo Chef Davide Oldani!

Se dico “Non solo buono” cosa le viene in mente?

Il cibo è buono, è salutare, ma, più di ogni altra cosa, il cibo è la convivialità. Quella che c’è nella preparazione e quella che c’è in una tavola di amici e parenti. Il cibo fa bene al corpo, ma anche al buon umore.

(Giacomo Schirò)

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