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Intervista allo chef stellato Felice Lo Basso - Non Solo Buono
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Intervista allo chef stellato Felice Lo Basso

Felice Lo Basso, ha conquistato la sua prima stella Michelin nel 2011 lavorando all’Alpen Royal di Selva di Val Gardena ed è oggi lo chef del ristorante Unico (di nome e di fatto) di Milano, posizionato al ventesimo piano della WJC Tower in zona Portello.

Per il lavoro che faccio, se sento dire non solo buono – ci racconta Felice che dalla sua cucina gode di una impareggiabile vista su tutta la città meneghina – penso che insieme all’estetica di un piatto e alla bontà di un cibo, un bravo chef oggi deve considerare anche l’aspetto della salute dei suoi clienti.

Da quando hai maturato questa attenzione al benessere?

Ho sempre avuto grande cura della qualità e dell’origine della materia prima che tratto. Allo stesso modo considero fondamentale la stagionalità di ogni ingrediente. La sensibilità verso un cibo che non sia solo buono ma che faccia anche bene è arrivata forse con la maturità. Ora per me è importante trovare l’ingrediente migliore e lavorarlo nel modo giusto per mantenere sia gli aspetti organolettici che i nutrienti dello stesso nel piatto che sto realizzando. Di certo, l’incontro con la dottoressa Chiara Manzi e frequentare la sua Art jons Nutrition Academy, è stato fondamentale per me per capire più a fondo certi concetti come la quantità di grassi, di sale e di nutrienti che occorre mettere nei piatti.

Quali doti deve avere uno chef per arrivare al tuo livello?

La passione prima di tutto. Bisogna anche avere curiosità e desiderio di conoscere sempre cose nuove, come sto facendo io adesso con questo master in Culinary Nutrition. Inoltre, come dico sempre ai miei ragazzi in cucina: è l’ambizione che ti fa arrivare dove tu vuoi. Ma poi gli ricordo anche l’ambizione è pari al sacrificio…

Lavorando a Milano avrai di certo dei progetti per Expo?

Nel 2015 non si può non essere a Milano, è qui che gira tutto il mondo del food. Questo mi fa sentire libero di   sperimentare uno stile di cucina evoluto perché so di avere il pubblico giusto a cui proporlo, una clientela multiculturale e curiosa, matura in fatto di cibo. Ma non me ne starò solo chiuso nella mia cucina, durante Expo porterò i miei piatti anche per le strade di Milano grazie ad un divertente progetto di food truck che sto mettendo a punto assieme ad una amico imprenditore. Mi piace l’idea di avvicinare anche persone che non verrebbero mai in un ristorante stellato e offrire loro uno street food di qualità a prezzi popolari.

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