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Gino Fabbri: l’eccellenza nella semplicità - Non Solo Buono
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Gino Fabbri: l’eccellenza nella semplicità

Una professione nata quasi per caso e un titolo mondiale a coronamento di una carriera straordinaria, senza perdere il gusto e la dolcezza di stupire e di stupirsi. Gino Fabbri, Campione del Mondo di Pasticceria, si racconta a Non Solo Buono.

E’ bastata una stagione estiva per far nascere un amore straordinario, intenso e vissuto oggi come nei primi anni. Gino Fabbri, Campione del Mondo di Pasticceria, Presidente dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani, dal tempio del gusto della sua “Gino Fabbri Pasticcere” racconta una storia fatta di passione, sacrificio, ma anche curiosità, scoperta e condivisione.

Maestro, quando ha deciso di iniziare il suo percorso e quanto è stato influenzato dalle prime esperienze domestiche?

Si viveva in campagna, farina e uova non mancavano, ma lo zucchero era un bene prezioso. In casa i dolci giravano poco. Quando ci trasferimmo, chiesi di fare una stagione in una pasticceria vicina. Fu un colpo di fulmine, avevo 14 anni, in tempi in cui il dolce era davvero un lusso, da gustare raramente, ma con grande trasporto da parte degli avventori. Da quel momento quell’intimo legame con questo mondo non mi ha più abbandonato, ma anzi ha coinvolto anche mia moglie Morena e le mie figlie Valeria e Viviana che ancora oggi mi accompagnano quotidianamente nella mia professione.

Quali sono i dolci della tradizione che più apprezza?

A Bologna mancano i dolci eleganti e di immagine. I cuochi e i pasticceri c’erano, ma sotto lo Stato Pontificio, a differenza delle corti, non avevano troppa visibilità. Amo la nostra ciambella, straordinaria nella sua semplicità, forse un po’ bistrattata, ma invece sempre buona, la mattina con il latte e la sera intinta nel vino. La torta di riso era una rarità, consumata solo nelle grandi occasioni e per questo soprannominata “Torta degli addobbi”. Credo che anche una zuppa inglese ben fatta sia speciale, sia tecnicamente che all’assaggio.

Lei pone grande attenzione anche alle materie prime, come spiega nei corsi e anche nelle sue pubblicazioni.

E’ necessario comunicare i prodotti che si impiegano, spiegare la qualità attraverso ciò che si utilizza, illustrando al cliente quello che sta consumando ed il perché di determinate scelte. Ai corsi, così come nel mio ultimo libro, Gino Fabbri. Dolci e talento di un campione del mondo. (Minerva Edizioni), cerco di far comprendere come la qualità sia un qualcosa da valorizzare fin dalla sua semplicità iniziale, le materie prime. Solo così le persone possono confrontarsi con qualcosa di veramente buono e comprenderlo a fondo, creandosi un rapporto di fiducia molto forte.

Essere un Campione del Mondo è un connubio di emozioni…

Sì, le emozioni sono state tante, ma soprattutto, ho provato l’orgoglio di essere italiano, di rappresentare un Paese splendido, di diffondere con il mio operato i valori di una gastronomia che tutti ci invidiano. Confesso che al sentire suonare l’inno nazionale, mi tremavano le gambe, ma avevo anche la consapevolezza di poter trasmettere i prodotti, i gesti e le esperienze di un mondo, quello della pasticceria italiana, a livello internazionale.

A lei piace condividere conoscenze ed esperienze. Se le dico “Non Solo Buono” che cosa le suggerisce questa affermazione?

Il buono non è e non deve mai essere fine a se stesso, ma deve essere insito in tanti altri elementi, come il bello, il naturale, per un qualcosa che mentre lo mangi ti permette di capire la filosofia di chi l’ha prodotto. La degustazione è l’aspetto più complesso, perché coinvolge anche il cervello che tutto muove e governa, ma il bello è proprio questo, perché mangiare solo per mangiare non ha senso. Ricordare il buono delle cose fatte come una volta ti permette di capire che quello che acquisti non è soltanto prodotto in cambio di denaro, ma il valore di un mondo, una e tante storie, dietro quel prodotto stesso.

(Matteo Barboni)

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