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Aurora Mazzucchelli: entusiasmo e passione di una Chef con carattere - Non Solo Buono
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Aurora Mazzucchelli: entusiasmo e passione di una Chef con carattere

Basta allontanarsi di pochi chilometri da Bologna e ci si immerge nell’evocativo paesaggio collinare di Sasso Marconi, ricco di colori, odori, suggestioni sensoriali. La città sembra già un vago ricordo. Proprio qui, circondato dal verde, sorge il Ristorante Marconi, gestito, insieme al fratello Massimo, dalla Chef stellata Aurora Mazzucchelli. Da figlia d’arte a rappresentante di alta cucina contemporanea, Aurora vive la tradizione di famiglia come un’evoluzione, un viaggio verso il futuro, introspettivo e profondamente femmineo, in cui osserva e sperimenta per esprimere al meglio la sua arte.

Chef, come è nata la sua passione per la cucina?

Direi che è stato un percorso molto naturale: sono nata in una famiglia di ristoratori, papà chef e mamma sfoglina e fin da bambina il ristorante è stato la mia seconda casa. Crescere in cucina, vivere la cucina: questo mestiere, ma soprattutto questa passione ti entrano sotto la pelle.

Il suo percorso è dunque nato sulla scia dell’eredità culinaria della sua famiglia. Come concilia tradizione e innovazione nei suoi piatti?

La tradizione è fondamentale, perché ti offre le basi e le conoscenze necessarie per sviluppare al meglio la tua identità in cucina. L’esperienza enogastronomica della nostra terra, poi, è particolarmente ricca ed io tendo sempre a preservarla, ma guardando anche al futuro, con creatività e curiosità. Cerco, insomma, di trasmettere, attraverso i piatti, la mia personalità e la mia storia.

Quanto pesa la scelta delle materie prime nella creazione di un piatto?

I miei piatti seguono un percorso che passa attraverso tecnica, sensazioni, emozioni e le materie prime sono fondamentali perché l’idea alla base di ogni portata possa essere trasmessa al meglio. È necessario che i prodotti siano di alta qualità, così come è importante che abbiano una provenienza controllata. Per questo, cerco sempre di conoscere i produttori, scoprirli, perché sono loro che possono davvero fare la differenza.

Lei ha un aspetto molto rock! Lo è anche la sua cucina?

La mia tendenza è sempre stata quella di dar vita ad un percorso culinario meno rassicurante e più personale. Se intendiamo il rock come ribellione, posso affermare che la mia cucina decisamente è poco “canonica”. Quindi sì, in questo senso potremmo anche definirla rock!

Ricevere una stella Michelin deve essere stata una grande emozione. Quale ritiene sia stato il suo più grande obiettivo raggiunto?

Sicuramente sono fiera di essere riuscita a portare avanti con successo quanto avviato dai miei genitori, facendolo mio e al contempo seguendo il naturale evolversi dei tempi e della mia persona, senza mai rinnegare il passato, quanto piuttosto reinterpretandolo attraverso una continua rigenerazione. E certo, ricevere una stella Michelin è stata davvero una soddisfazione grandissima.

Quanto influisce la femminilità nell’estetica, oltre che nell’interpretazione di un piatto?  

Se nella mise en place conta più la persona in sé che il suo sesso, l’interpretazione femminile può invece essere differente. Ad esempio, il percorso “Il mio mondo racchiuso” è composto da una collana di piatti, sentiti e pensati in modo che l’ingrediente venga custodito in maniera femminile, come nella gestazione. E così come la gestazione non è sentita in maniera identica da un uomo e una donna, allo stesso modo determinati piatti possono essere interpretati in maniera differente.

L’espressione “Non solo buono” quali suggestioni le evoca?

“Non solo buono” ma anche pieno di idee, che presupponga quindi un processo mentale, un’elaborazione, uno studio. O semplicemente un perché.

(Federica Salciccia)

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