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Il piacere di ricevere - Non Solo Buono
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Il piacere di ricevere

Trascorrere momenti di convivialità con amici e parenti seduti a tavola, per condividere il cibo, è tra i piaceri irrinunciabili nel mio ideale di felicità. Curo tutti gli aspetti di un’impeccabile organizzazione basata sul principio che l’elemento più importante deve essere riuscire a ricreare un’atmosfera serena e rilassata, nessuna formalità da ostentare, ma sorrisi da dispensare e buon cibo preparato con cura. Nonostante sia una sostenitrice dell’informalità, ho da sempre amato ricercare notizie su etichetta e buone maniere a tavola, curiosità su riti e usanze che mi hanno permesso di conoscere uno spaccato del nostro paese, collocato in un passato neanche troppo lontano.

S’inizia dall’invito, che per un pranzo importante deve essere fatto con considerevoli giorni d’anticipo, evitando con ogni mezzo di ritrovarsi in tredici seduti a tavola. La scaramanzia vince su qualsiasi regola del bon ton. Si procede con l’organizzazione del servizio, la mise en place deve essere impeccabile ed è fortemente consigliato l’uso di piatti in porcellana e posate in argento, assolutamente bandita la plastica. Nessuna eccezione per le bottiglie di acqua naturale, che deve essere trasferita in una brocca in vetro. Mi fa sempre sorridere l’aspetto delle luci, che anche a pranzo ricopre una notevole importanza: devono illuminare bene, ma non essere troppo forti per non mettere in difficoltà le donne, notoriamente sono attente a come troppa luminosità rischi di evidenziare i difetti. Su tutto quello che riguarda le portate ci sarebbe da intrattenersi per ore, affrontando argomenti di importanza paragonabile a questioni di stato.

Leggo, sorrido e immagino di riproporre tutti i dettami nella nostra casa: si rischierebbe di non essere credibili e allora desisto. Colgo gli aspetti più interessanti e quelli più folkloristici per adattarli a una vita che oggi ci impone ritmi diversi e priorità legate al buon senso. Un aspetto, però, continua a essere fondamentale: la luce deve fare la differenza, guai a imbandire una tavola poco illuminata, si potrebbe correre il rischio di far scattare foto non belle, perché si sa che ormai la foto al piatto è importante come un tempo lo era la disposizione dei bicchieri. Passano gli anni, cambiano le abitudini e ci sono cose che le generazioni future faranno fatica a comprendere.

(Francesca D’Agnanowww.singerfood.com)

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